“Squadra Mobile?”

C O M U N I C A T O

Il recente trasferimento d’ufficio, avvenuto in uscita dalla Squadra Mobile sezione SCO, suscita alcune riflessioni. La questione ha due livelli, che vogliamo scindere, uno personale che affronteremo nelle opportune sedi dando la massima tutela al collega e l’altro che, pur prendendo spunto dal fatto personale, ha una valenza di carattere generale.

Il primo dato è che un trasferimento d’ufficio di un quadro intermedio, ampiamente e meritatamente referenziato dalla stessa Amministrazione sia periferica che centrale, dalla Mobile/SCO ad altro ufficio, non trova nessun riscontro a memoria d’uomo, perlomeno in Ancona.

Ad una lettura superficiale questa sottolineatura potrebbe sembrare una anomalia o una forzatura, ma la scarsa mobilità d’imperio, in uscita dalle squadre investigative è una caratteristica naturale, tanto più per chi riveste qualifiche intermedie.

Perché l’Amministrazione dovrebbe trasferire chi ha un notevole bagaglio di esperienze operative accumulato negli anni, chi riveste un ruolo ideale per le indagini (ufficiale di P.G.) e soprattutto ha energie e voglia di continuare a svolgere appieno il proprio incarico?

Le risposte a questa domanda sono a schema logico obbligato:

  1. il sopraggiungere di questioni personali, sicuramente unilaterali, con chi ha il potere di decidere e/o incidere sul trasferimento;
  2. esigenze di opportunità di carattere cautelare legate a esigenze penali e/o disciplinari;
  3. un ridimensionamento della Squadra Mobile, dovuta a scelte organizzative e/o a concomitanti ristrutturazioni di carattere generale della Questura.

Escludendo in maniera categorica la seconda opzione, tralasciando la prima che, al di là della sua reale esistenza, esula da questo contesto di analisi, crediamo che la scelta cada inevitabilmente sulla terza.

La deduzione finale è quasi scontata per la sua ovvietà, il Dirigente della Mobile, con il beneplacito del funzionario addetto allo SCO, hanno deciso direttamente o indirettamente di trasferire, o di non opporsi al trasferimento di un proprio collaboratore e, escludendo questioni personali o oggettive, non resta che prendere atto di un ridimensionamento di tale Ufficio investigativo, come da tempo immaginavamo e su cui torneremo con una nostra prossima pubblica riflessione.

Ci sentiamo di escludere, per rispetto delle persone e della loro funzione, che il provvedimento a scatola chiusa sia stato imposto dall’alto. Non osiamo pensare ad una Mobile commissariata e il Maître à penser della lotta alla criminalità diffusa della provincia e a quella organizzata della regione, ridotto a gestire in maniera burocratica-notarile il proprio ufficio.

Ma per non tralasciare, perlomeno a livello teorico, inesplorata nessuna ipotesi interpretativa, prendendo atto della realtà formale ci troviamo di fronte ad un atto emanato dal Questore di Ancona, motivato da generiche esigenze di servizio e dalla conclusione di un importante incarico internazionale disposto d’ufficio dal Capo della Polizia.

Per dirla con una battuta, oramai con generiche motivazioni non si motiva più neanche la sospensione della paghetta settimanale disposta da un genitore al proprio figlio di 8 anni.

Farlo in occasione di provvedimenti che incidono profondamente sulla dignità personale e professionale di professionisti della sicurezza, ci sembra, prima che giuridicamente opinabili, sicuramente carenti sotto il punto di vista della valorizzazione e rispetto dell’elemento umano, quale fulcro di qualsiasi organizzazione.

Per quanto riguarda la concomitanza del termine dell’incarico internazionale, disposto d’ufficio dal Capo della Polizia, aggiungiamo solamente che si ha l’impressione che venga preso a demerito, entrando in maniera sibillina sulle ragioni del provvedimento.

Sicuri di interpretare la volontà dei nostri iscritti alla Squadra Mobile e di altri colleghi di tale ufficio, crediamo doveroso e necessario lanciare un messaggio tangibile dello sconcerto che aleggia in molti, dovuto dalla convinzione che la Squadra Mobile sia oramai un ufficio in liquidazione di fatto, con esclusivi compiti di ordinaria amministrazione, a cui è stato imposto un unico registro a contabilità semplificata.


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