SQUADRA MOBILE – “I dirigenti passano, ma gli eventuali cocci restano”

Alla Mobile, apparentemente va tutto bene, quindi riteniamo che sia il momento opportuno di fare alcune osservazioni guardando il futuro, in maniera molto rilassata, senza spirito polemico, ma con un intento costruttivo, cercando di portare all’attenzione dei colleghi e non solo, alcuni spunti di riflessione.

Abbiamo usato il termine apparentemente perché sotto una certa ottica, quella della linea gerarchica, i risultati vi sono, almeno in termini numerici, e, in maniera residuale, anche in termini qualitativi. I recenti arresti di rapinatori, indicano senz’altro una capacità di leggere in tempo reale certi fenomeni ad alto allarme sociale e dare le opportune risposte.

A seguito del continuo confronto con i colleghi, crediamo di aver il polso della situazione e per questo ci permettiamo di dire che la Squadra Mobile è praticamente tutto meno che una Squadra. Sicuramente è un Ufficio composto da elevate e diffuse professionalità, ma la sua efficacia è il frutto di tanti lavori individuali, più che l’azione di un ufficio organizzato che rema in un’unica direzione.

Certo si potrebbe obiettare che da sempre le Squadre Mobili vivono sui personalismi, ma quello che sta succedendo a quella di Ancona ci preoccupa, perché si sta rompendo quel minimo comun denominatore che ha sempre tenuto insieme i colleghi che vi operano.

Ciò sta avvenendo nel più completo disinteresse della Dirigenza e di chi all’interno della Mobile, per grado, esperienza e responsabilità dovrebbe essere se non guida, almeno coscienza parlante.

Vogliamo essere ancor più chiari, senza scendere in particolari antipatici e inutili. Nella Mobile regna una versione moderna del divide et impera di romana memoria: una certezza condita dall’unico dubbio relativo al fatto se essa venga fatta con scientifica consapevolezza o sia un effetto inconsapevole.

La caratteristica principale di una tale strategia è che bisogna rompere il più possibile tutte le regole esistenti, perché in assenza di regole ne vige solamente una, quella del Capo.

Potrebbe sembrare assurdo e forse anche Machiavellico, ma siamo pronti a rivedere le nostre convinzioni se qualcuno ci desse una differente chiave di lettura di alcune questioni. Ne proponiamo alcune:

  • La delegittimazione di alcuni capi settori viene da lontano, tutti o quasi si rapportano con il Capo. Facendo così viene meno la linea gerarchica secondaria, ma non il terminale.
  • Vi sono operazioni di serie A, B e C. A quelle di serie A partecipano solo i Dirigenti, escludendo anche i Capi sezione. Quelle di serie B partecipano anche i Capi settori, e quelle di serie C vengono esclusi i singoli componenti della Sezione a secondo del bioritmo dei singoli colleghi.
  • La reperibilità non serve o meglio non servono quelli reperibili, in operazioni notturne fuori dall’orario di ufficio.
  • Trasferimenti fuori dalla Mobile, trasferimenti o aggregazioni all’interno delle Sezioni della Mobile. Sono strumenti che metaforicamente parlando si possono assimilare ad armi improprie. Il loro naturale utilizzo non ci desta particolare preoccupazione, l’uso distorto e fuori dai canoni che li regolano, qualche interrogativo ce lo fa sorgere.
  • L’impiego dello SCO in Ordine Pubblico, facendolo passare per una aggregazione temporanea, è un comportamento organizzativo provocatorio che mette i colleghi l’uno contro l’altro.

Tali fatti, al di là se considerati singolarmente o quale frutto di un’unica strategia, sono rappresentativi di una Mobile lacerata, dove sono saltati i meccanismi organizzativi oggettivi.

Su questi temi siamo pronti ad aprire un confronto, sia con l’Amministrazione che con i vari Dirigenti Sindacali presenti alla Squadra Mobile, sempreché, per assurdo, non esista un Sindacato che non si faccia carico delle problematiche dei colleghi.


Lascia un Commento

  

  

  

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.