L’INTERVISTA: Le questioni sindacali del momento, Volanti, Cinofili, rapporti con il Questore e con le altre sigle sindacali

 

D. Com’è la situazione sindacale nella provincia?

R. – Ottima per quanto ci riguarda. L’organizzazione è salda. Le adesioni stanno avendo un importante trend positivo già in questo primo mese e mezzo dell’anno. Abbiamo parecchie questioni aperte che stiamo affrontando un po’ in tutti gli uffici e reparti della Provincia, ma rientrano nel pane quotidiano di ogni sindacalista.

 

D. – Quindi al momento nessuna criticità?

R. – Recentemente abbiamo dovuto gestire un importante cambiamento all’interno della Polizia Scientifica, dovuto all’introduzione dei turni notturni, ma la soluzione raggiunta sembra già assimilata sia dall’Amministrazione che dai colleghi con soddisfazione di entrambi. Attualmente abbiamo una situazione in fibrillazione in Questura in relazione ad alcune importanti problematiche delle Volanti e del Distaccamento Cinofili.

 

D. – Partiamo da quest’ultimi, pensare a situazioni di aperta conflittualità, come chiaramente si evince dai comunicati, era difficilmente ipotizzabile. Dall’esterno sembra un ufficio di non difficile gestione.

R. – Impressione non lontana dalla realtà, per dirla con una battuta se non si riesce a gestire il Distaccamento Cinofili di Ancona, figurarsi quello che potrebbe succedere in uffici più complessi. Comunque al di là delle semplificazioni, che non sempre forniscono la chiave di lettura completa, purtroppo in quell’ufficio si è avuta una miscela esplosiva composta di risposte non date, alcune date in maniera sbagliata, personalismi nella conduzione dell’ufficio e sottovalutazione di problematiche. Il tutto si innestava su fragili fondamenta dove Amministrazione, sindacato, parentele e amicizie invece di restare elementi separati si sono amalgamati così bene che non era più possibile riconoscerli nella loro soggettività.

 

D. Avete parlato di esercizio delle prerogative ad intermittenza, puoi essere più chiaro?

R. Sono convinto che l’esercizio delle proprie prerogative quando si dirige uomini sia un diritto/dovere che va sempre esercitato. Nessun dirigente, durante la vigenza del suo incarico, può scendere da Marte e dire da domani si applicano le regole. Dire questo significa che fino a ieri non ha fatto il suo dovere.

 

D. Teoricamente è ineccepibile, però certe situazioni sono vantaggiose per tutti, è un tacito dare e avere da “…e tutti vissero felici e contenti”.

R. Questa ricostruzione va per la maggiore e credo che sia una grande mistificazione, che nasconde situazione di comodo personale. Dirigere costa fatica, impegno e richiede grandi capacità e, devo dire, non sempre vi sono grandi gratificazioni. Comprendo che la scorciatoia più facile è impostare quasi tutto sui rapporti personali. Ci si astiene dall’esercitare alcune proprie prerogative per fidelizzare il collega, il quale dovrebbe ricambiare con fedeltà e dedizione, ma così il danno è duplice. Il primo è verso l’Istituzione, il secondo verso gli stessi colleghi in quanto un rapporto così fatto è una variabile legata sia agli umori del dirigente, che comunque è sempre in una posizione di supremazia, che alle dinamiche interne all’ufficio, che non sempre si possono controllare e prevedere. Non ultimo è un modo di gestire il personale che rischia il più delle volte di umiliare la dignità professionale e personale di ognuno di noi.

 

D. Vedi possibilità di uscita ad una questione che comunque deve essere superata per l’efficienza del servizio e la vivibilità dell’ufficio.

R. Noi siamo disponibili ad un confronto, mi auguro che anche l’Amministrazione lo sia. Se dovessimo intravedere aperture certamente le coglieremo, ma al momento non mi sembra che ve ne siano.

 

D. Volanti! Non è un tema di poco conto, qui si basa gran parte del rapporto Istituzione Cittadino.

R. E’ un settore dove gli errori di gestione hanno una grande ripercussione esterna. E di errori ne sono stati fatti parecchi. Mettere in discussione le lesioni in servizio riportate a seguito di intervento operativo è una miopia. Primo, si crea demotivazione tra i colleghi, che impiegati in uno dei servizi più duri e difficili, oltre che dalle molteplici pressioni esterne si dovranno guardare anche da scriteriate e inutili pressioni interne. Secondo li si espone a una delegittimazione esterna verso la cittadinanza e la magistratura.

 

D. Può sembrare strana tanta sprovvedutezza.

R. Purtroppo la questione nasce da un modo di pensare che pospone l’elemento umano a quello formale-organizzativo. Se il collega si fa male durante un intervento il primo pensiero non è: si è fatto male? come è successo? è: quanti giorni ha preso? chi copre il servizio domani? . In linea con tale modo di pensare è naturale che le azioni che seguono sono visita fiscale immediata, decurtazioni di giorni, iscrizione del collega nel registro dei cattivi. Se poi a questo si dovesse aggiungere un sassolino dalle scarpe da togliersi, ecco che si perderebbero di vista completamente gli effetti devastanti che tali azioni potrebbero avere.

 

D. Ma il Questore è capitano di lungo corso, certi errori, se vi sono stati, sembrano più il frutto di inesperienza.

R. La pratica potrebbe essere stata istruita in maniera sbagliata facendo vedere il lato che si voleva mettere in rilievo e le direttive impartite potrebbero aver trovato un interprete più realista del re. Non credo che questo attenui le responsabilità di chi dovrebbe avere sempre in mano il pallino, però potrebbe chiarire come è andata.

 

D. Qual è la tua impressione scaturita da i due incontri avuti con il Questore?

R. Il primo incontro è avvenuto dietro richiesta del Questore all’indomani dei fatti e della nostra prima presa di posizione. Il secondo l’abbiamo richiesto a seguito delle 5 assemblee fatte a cui hanno preso parte il 96% dei colleghi in servizio. La sensazione che ho avuto, in entrambi gli incontri, è che il Questore ha compreso che vi è stato un errore di sottovalutazione della questione, ma che oramai è stato fatto e quindi la parola d’ordine diventa minimizzare, personalizzare la questione e cercare di sfruttare qualsiasi assist che dovesse provenire dal fronte sindacale.

 

D. Minimizzare e personalizzare la questione hanno un significato chiaro, ma “cercare di sfruttare qualsiasi assist che dovesse provenire dal fronte sindacale”, che vuol dire?.

R. Sono significative le parole del Questore, pronunciate nel secondo incontro, con le quali sospendeva le nostre affermazioni sulla compattezza del malumore colleghi facendo un riferimento alle assemblee che il SAP, che sulla nostra falsariga, stava tenendo in quella settimana con i colleghi della Volante.

 

D. Non capisco la relazione tra affermazioni del Questore e assemblee del SAP, che oltre ad essere legittime, sono comunque uno strumento di democrazia.

R. Ci mancherebbe, la questione non sono le assemblee che il collega ha indetto, ma le dichiarazioni ufficiali rese. L’incontro avuto con il Questore è stato oggetto di comunicato stampa che, in un primo momento, mi si perdonerà l’ironia, sembrava fatto dall’ufficio stampa della stessa Questura. Comunicato stampa SAP, tratto dal Corriere Adriatico:

”…..il Questore De Felice ha manifestato la sua vicinanza a tutti gli operatori, dichiarando che si riserva la facoltà di adottare i correttivi utili. Inoltre, le visite fiscali saranno disposte secondo quanto previsto dalla normativa, prestando la dovuta attenzione alla diagnosi e alle prognosi dichiarate in precedenza da sanitari civili”.

 

D. Che male c’è, il Questore ha voluto parlare per bocca del SAP lanciando un messaggio ecumenico di fratellanza, dando anche risposte concrete ai problemi sul tappeto.

R. Mi verrebbe quasi voglia di dire per il Questore – hip hip hurrà! Questi sono i classici momenti in cui i messaggi non si mandano per interposta persona, ma si danno direttamente. Per quanto riguarda le risposte concrete affermare che le visite fiscali saranno disposte secondo quanto previsto dalla normativa, vince l’oscar delle banalità. Perché, le si vorrebbe disporre contro o fuori dall’attuale normativa? Infine dichiarare la propria attenzione alla diagnosi e alla prognosi dichiarate in precedenza da sanitari civili significa intervenire su una prerogativa che non si ha. Questa è di pertinenza esclusiva dei nostri medici e della loro professionalità, a meno che il Questore non pensi che anche la prognosi e la diagnosi rientrano nelle sue potestà.

 

D. Nei rapporti con l’Amministrazione, le polpettine avvelenate, le strumentalizzazione e il dividi et impera sono sempre dietro l’angolo.

R. Conosciamo benissimo tali strumenti e non ci stupisce che vengono usati, ci rammarichiamo quando chi dovrebbe essere allenato a schivare le trappole, lungo il difficile percorso della tutela degli interessi dei colleghi, vi cada in maniera così evidente.

 

D. Forse non si è in presenza di errori involontari.

R. E’ una questione che valuteremo e se ci convinceremo che sono scelte consapevoli, con dispiacere prenderemo atto e ne trarremo le dovute conseguenze.

 

D. Ritornando alle questioni di merito, quali sono i prossimi passi?

R. In settimana avremo un incontro con la Segreteria Nazionale e, in mancanza di segnali concreti da parte del Questore, porteremo la questione a livello centrale.

 

D. Ciò sancirà comunque una difficoltà di tenere rapporti con la naturale controparte di una segreteria provinciale che è il Questore.

R. Certo e questo è un problema che non sottovalutiamo, però al momento non vedo alternative, anche perché il dott. DE FELICE sta evidenziando, con i suoi comportamenti, una personalissima concezione dei rapporti sindacali.

 

D. Ti riferisci ai recenti messaggi simbolici, che hai evidenziato nell’ultimo incontro avuto?

R. I messaggi simbolici sono significativi della filosofia che li animano, ma da soli, pur dicendo molto, non sono esaustivi per comprendere appieno una concezione. Purtroppo traspare sempre più spesso una malcelata insofferenza verso le relazioni sindacali. Sembra che gli incontri siano udienze e i diritti rappresentati benevolenze richieste.

 

D. E adesso?

R. Sulle problematiche citate andremo avanti, continuando a impegnare l’Amministrazione su tutte le altre questioni concrete. Naturalmente cercheremo sempre un confronto costruttivo, tenendo presente che il nostro fine è la soluzione dei problemi dei colleghi e la difesa dei loro diritti e interessi legittimi. Lo scontro è sempre uno strumento, mai il fine.


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