L’INTERVISTA: “Una Questura anestetizzata”

Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

 

D. – Ad un anno dall’inizio della gestione del Questore De Felice, qual è un primo bilancio.

R. – Rispondo con un titolo di una vecchia canzone, “Si può dare di più”.

 

D. – Quindi una gestione negativa?

R. – Se vogliamo dare un voto per visualizzare meglio concetti che spiegherò in seguito, diciamo che la gestione per adempimenti merita una risicata sufficienza, quella per obiettivi è ampiamente insufficiente.

 

D. – Gestione per adempimenti e per obiettivi si spieghi meglio.

R. –  Sono i concetti base della riforma della Dirigenza mai attuata e che risulta essere uno dei problemi nodali della Polizia di Stato, che va al di là delle situazioni soggettive dei singoli Questori.

 

D. – Risultano concetti un po’ astratti di difficile comprensione pratica.

R. – La Dirigenza è fondamentale per il funzionamento di qualsiasi organizzazione, non sfugge a nessuno che un sistema può benissimo assorbire qualsiasi deficienza che si dovesse presentare nei livelli base dell’organizzazione, riducendo al minimo i danni che potrebbe provocare ricorrendo a provvedimenti endogeni. Se questa inadeguatezza si dovesse presentare ai massimi livelli di responsabilità i danni sarebbero devastanti e quasi mai evitabili con l’attuale sistema.

 

D. – Per capirci, se un agente non va lo si può impiegare in servizi in cui sicuramente non fa danni, mentre se vi è una inadeguatezza ai massimi livelli, il sistema non avendo soluzioni praticabili  subisce danni direttamente proporzionali al livello di responsabilità?

R. – Detto con una rozza schematizzazione, non si allontana molto dal problema. Questo è direttamente collegato alla mancanza di un sistema basato sugli obiettivi e non solo sugli adempimenti, com’è quello attuale. Si dovrebbe prevedere sistemi di valutazioni diversi dagli attuali, collegati direttamente con strumenti che possano prevedere anche la rimozione dall’incarico, al mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati. Gestire un’Amministrazione per adempimenti significa eseguire burocraticamente le formalità delineate da una prassi in cui la parola d’ordine diventa:” meno fai e meglio è”. Tutto ciò naturalmente si interseca con una assegnazione degli incarichi che priva di verifica sugli obiettivi da raggiungere, diventa solamente uno spazio temporale da far trascorrere velocemente.

 

D. – Il quadro è veramente desolante, ma ritornando alla prima domanda, qual è il consuntivo di questo primo anno? E come tutto quello che ha detto si sposa con l’attuale gestione?

R. – Come detto questo è il  retroterra organizzativo-culturale su cui s’innesta la gestione di qualsiasi Questore e che prescinde dal soggetto. Su questa premessa, nel merito delle questioni ribadisco quanto risposto prima: la gestione per adempimenti merita una risicata sufficienza, quella per obiettivi è ampiamente insufficiente. Se non si indicano obiettivi da raggiungere se non si danno priorità, se non si affrontano i problemi strutturali di una Questura, se non si porta nessun tipo di innovazione cosa rimane? Uno scadenzario da svolgere che qualsiasi struttura, anche in assenza di un manager, porterebbe avanti senza grossi problemi.

 

D. – Ancona territorio è una zona abbastanza tranquilla e la Questura tutto sommato va, potrebbe essere anche una questione di stimoli?

R. – Non so se è una questione di stimoli, la psicologia non è la mia materia, ma una cosa è certa la storiella che la provincia di Ancona è tranquilla, non funge da attenuante ma da aggravante. Appunto perché non si vivono emergenze particolari e cogenti, non vi sono scuse per affrontare i problemi strutturali. E sul fatto che la Questura vada ho molte perplessità.

 

D. – Da cosa nascono queste perplessità?

R. – Nascono da un confronto quotidiano con i colleghi e da un’analisi senza occhi bendati su quello che ci circonda. E’ una Questura dove manca qualsiasi tipo di progettualità e quando dico “progettualità” mi riferisco a quella che qualsiasi timoniere dovrebbe indicare. Quel valore aggiunto che specialmente un Capo a tempo determinato dovrebbe dare ad una struttura. Un Questore regge una Questura mediamente per 2 o 3 anni, se non apporta idee, innovazioni, soluzioni, quello spazio temporale rischia di diventare un tempo morto, una sala d’attesa dove si aspetta la chiamata o per la pensione o per un nuovo incarico che ci si augura più prestigioso.

 

D. – Anche un Questore può oggettivamente risentire del momento storico che stiamo attraversando, la progettualità al di là delle belle parole ha bisogno di fondi e/o di un sistema che la supporti e stimoli. Al momento non si intravedono ne i soldi che scarseggiano sempre più, ne un’Amministrazione con la voglia di innovare.

R. – Vero siamo in un contesto non ideale, ma è insito nella natura stessa della funzione di Dirigente operare in condizioni non ottimali. I nostri top manager non devono fare cerchi, ma trovarne la quadratura. Oggi davanti ad ogni problema, che sia più complesso del decidere il giorno in cui cambiare la divisa stagionale, si alzano le mani. Le soluzioni e le colpe sono sempre in mano di altri: il Ministero, la crisi economica, la mancanza di fondi e i più fantasiosi aggiungono anche il Sindacato. Le condizioni oggettive su cui opera qualsiasi Questore sono note e non vanno sottovalutate, ma potrebbero fungere solamente da attenuanti non certamente da esimenti. Dopotutto il Questore se andiamo a vedere nel dettaglio non è vero che non ha fondi: la Questura di Ancona ha avuto circa 300.000 euro meno di un anno fa dalle Opere Pubbliche, ha un monte ore straordinario mensile che superano i 66.000 euro, molto di più di mezzo milione di euro su base annua, ha fondi per ordinare missioni fuori sede, per cambiare di turno il personale, per metterlo di reperibilità. Ha inoltre fondi, anche se esigui, di cui non deve praticamente rendere conto a nessuno.

 

D. – Detta così sembra che il Questore possa, ma non voglia?

R. – Se parliamo in termini generali tutto diventa insufficiente, ma le questioni pratiche devono essere contestualizzate e confrontate con altre entità di uguale omogeneità. Rispetto ad altre strutture il Questore di Ancona ha molto di più della stragrande maggioranza degli altri Questori:

La provincia di Ancona, (abitanti 481.000, 25° posto per vivibilità) conta più di1000 Poliziotti di cui più di 400 alla dirette dipendenze del Questore.  Ha quattro Commissariati. Il tessuto sociale della provincia è sano e i tassi di criminalità non sono certo ai primi posti nazionali, le risorse economiche sono quelle sopra indicate e se a questo aggiungiamo un ampissimo potere di agire sotto il punto di vista organizzativo degli uffici e dell’impiego del personale trasferimenti inclusi, credo che ci siano tutte le condizioni per fare scelte all’interno delle priorità individuate.

 

D. – E quali sarebbero le priorità individuate dal Questore?

R. – Vista l’assenza di qualsiasi confronto, sto cercando di individuarle, ma al momento non l’ho ancora trovate. Intravedo solamente il quotidiano compitino degli adempimenti, svolto anche con parecchie lacune.

 

D. – Invertiamo la domanda, quali dovrebbero essere le priorità secondo il Sindacato?

R. – Sarebbe un elenco molto lungo, ne cito solo alcune: si va dal problema dei colleghi impiegati nei servizi continuativi in particolare alle Volanti della Questura e dei Commissariati, a quello della Squadra Mobile che, se venisse meno l’impegno e l’iniziativa personale di molti colleghi, potrebbe benissimo tramutare l’aggettivo in Immobile; si passa per la mancata azione e centralità dell’ufficio di Gabinetto nel governo quotidiano della Questura; la fungibilità del collega impiegato nelle varie divisioni della Questura e dei Commissariati non può essere il mastice per coprire ogni falla che si presenta.  Vi è poi il problema delle relazioni sindacali, che naturalmente non è il rapporto tra il Questore e il Segretario Provinciale del Sindacato, ma la sensibilità e il rispetto che l’Amministrazione dimostra verso i diritti o gli interessi legittimi del personale, che se dovesse essere misurata oggi sarebbe ampiamente deficitaria.

 

D. – Un funzionario, sfidando pubblicamente alcuni colleghi ha detto che il Sindacato non è un problema, finché c’è questo Questore?

R. – Al di là della scenografia allestita dell’Uomo Unico al Comando, ad uso e consumo interno che per forza di cose deve recitarsi ogni giorno sul palcoscenico della Questura, il problema di fondo è che il Questore De Felice scientemente ignora o plasma alle sue esigenze gli obblighi sostanziali e formali delle relazioni sindacali. Ciò avviene perché si teme l’unica voce critica e libera ad una concezione autocratica della funzione svolta.  Presentarsi ad un incontro sindacale è dire: “vi incontro per cortesia” riassume più di qualsiasi articolato ragionamento la sensibilità verso gli interessi dei colleghi che rappresentiamo.

 

D. – E’ naturale che al Sindacato dia fastidio il tipo di Questore decisionista?

R. – Vede il problema di fondo del Decisionismo in Polizia è che, rispetto alle responsabilità, rassomiglia allo stereotipo modello avvocato-cliente: qui li freghiamo, qui ti fregano e non al concetto di assunzione di oneri e onori. E’ un decisionismo di comodo e comodo. Solitamente la gestione alla “GHE PENSI MI”, può affascinare qualche anima semplice o distratta, ma non ha mai risolto le problematiche del sistema e degli altri. Io sono per il rispetto dei ruoli e delle altrui prerogative, anzi chiedo che vengano esercitate. Qui invece non viene esercitato un bel niente, si anestetizzano tutte le problematiche. Siamo davanti al paradosso che i muscoli che si mostrano sono solamente un fatto estetico, non essendo minimamente utilizzati per rimuovere gli ostacoli alla soluzione dei problemi.

 

D. – Il Sindacato cosa intende fare?

R. – Noi siamo per il confronto, ma senza il rispetto delle relazioni sindacali sarà difficile poterlo alimentare.

 

D. – Tutto qui?

R. – E’ inutile fare proclami è naturale che metteremo in campo tutte le iniziative che riterremo più opportune, utilizzando tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione.

 

D. – Una risposta in pochi secondi. Se oggi dovesse terminare la gestione De Felice, chiamato ad un incarico più prestigioso, cosa ne ricorderebbe in positivo?

R. – Sul lato personale l’ironia e la battuta sempre pronta; su quello istituzionale la difesa del ruolo di Autorità di P.S.; sul fronte interno, i tre squilli di tromba al momento del suo insediamento, la ristrutturazione del suo ufficio, la pavimentazione marmorea della Via Sacra al 2° piano, la tinteggiatura di qualche locale e il rivestimento mattoncino faccia a vista delle due colonnine dell’ingresso principale della Questura.


Condividi
Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.

Lascia un Commento

È possibile utilizzare these tag HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>