VISITA DEL PAPA – Evento delicato, ma ampiamente previsto. No alla sospensione dei diritti e alla cultura organizzativa dell’emergenza

C O M U N I C A T O

Programmazione dei servizi settimanali sospesa, congedi e riposi settimanali messi in discussione. Manca all’appello la permanenza, e siamo pronti a fronteggiare qualsiasi calamità naturale o evento umano straordinario e imprevisto.

Diciamolo chiaramente l’emergenza in Polizia praticamente non esiste: è un apparente situazione di fatto indotta da una situazione psicologica soggettiva di comodo; è una leggenda metropolitana messa in giro ed alimentata quotidianamente ad arte. In Polizia quasi tutto è prevedibile e programmabile. La visita del Papa pur essendo un servizio della massima delicatezza è un evento ampiamente programmabile, con protocolli organizzativi definiti e già testati e con più metà del lavoro confezionato e appaltato ai Servizi, alla Direzione Centrale di competenza e all’Ispettorato di riferimento.

Allora perché tutto viene fatto all’insegna dell’emergenza? Il motivo è molto semplice, prevenire e organizzare come metodo ordinario di lavoro, richiede impegno, dedizione e rispetto delle regole. La cultura dell’emergenza nell’organizzazione dei servizi di Polizia afferisce quasi sempre alla sfera soggettiva di chi ha la responsabilità dell’evento, raramente a quell’oggettiva di quest’ultimo. In nome dell’emergenza si aggirano o si violano le norme a tutela dei poliziotti, senza, peraltro, che ciò comporti un aumento dell’efficacia del servizio approntato; inoltre è l’alibi perfetto a qualsiasi eventuale deficit organizzativo. Per ultimo, ma non di importanza l’emergenza nell’organizzazione dei servizi di Polizia denota sempre una scarsa sensibilità verso l’elemento umano chiamato a svolgere i servizi.

Due storici esempi rendono ancor più chiara la situazione:

Per decenni ci hanno detto che l’ordine pubblico allo stadio era un servizio da svolgersi in stato di emergenza e sull’altare di ciò non esisteva programmazione dei servizi, dei riposi, dei congedi e vita privata che teneva. Se il Questore di turno, pagato per prevedere, organizzare e fare le scelte all’interno di una scala di priorità, decideva che tutti dovevano andare alla stadio, si andava tutti allo stadio, magari ad aumentare il numero degli spettatori non paganti, però la sua percezione soggettiva dell’emergenza era soddisfatta. Il suo compitino l’aveva assolto: aveva chiesto rinforzi e mandato tutta la Questura allo stadio. Poi il Sindacato ha fatto una battaglia di civiltà e sono arrivate sentenze giurisdizionali che hanno detto che quasi tutto l’Ordine pubblico è programmabile e i diritti non si possono sospendere.

Il secondo esempio attiene la programmazione settimanale. Conquista di rispetto verso la vita sociale e privata del Poliziotto. Non più di dieci anni fa era un taboo parlare di programmazione settimanale. C’era chi sentenziava la fine della Polizia. “Il servizio non può essere programmato settimanalmente noi siamo in emergenza continua, il servizio va fatto di giorno in giorno “ tuonava il manager di turno. Poi il Sindacato ha fatto una grande conquista dando dignità alla vita di relazione e privata di ognuno di noi, senza per questo scalfire l’operatività dell’istituzione.

Vi è poi un ulteriore contraddizione che ci piace sottolineare. Lo facciamo in punta di piedi e con il dovuto rispetto verso chi versa in situazioni più critiche della nostra. Il Papa con la sua presenza alla Fincantieri porterà un messaggio di speranza e solidarietà a tutto il mondo del lavoro e, nella continuazione dell’impegno della Chiesa a difesa dei diritti e della dignità di chi vive di lavoro dipendente ci piace ricordare qui le parole di Giovanni Paolo II nella sua enciclica Laborem Exercens pubblicata, (pura coincidenza), nell’anno del riconoscimento dei diritti ai poliziotti avvenuto con la legge121/1981:

“La Chiesa ritiene suo compito di richiamare sempre la dignità e i diritti degli uomini del lavoro e di stigmatizzare le situazioni, in cui essi vengono violati, e di contribuire ad orientare questi cambiamenti perché si avveri un autentico progresso dell’uomo e della società.”

Ci permettiamo di concludere con una proposta che inoltreremo al Dipartimento e che al di là dell’apparente provocazione potrebbe avere un’applicazione generalizzata.

In presenza di grandi eventi, quali visite di Capi di Stato, Congressi di rilevanza nazionale o internazionale ecc., che si svolgono in città cc.dd. periferiche, forse sarebbe opportuno che il Ministero nomini a scavalco due responsabili di ruolo adeguato, possibilmente uno proveniente dal Ministero Ufficio Rapporti Sindacali e l‘altro dalla Questura di Roma. Quest’ultimo, vista l’abitualità a gestire grandi eventi in normalità, sicuramente potrebbe pianificare il tutto al meglio senza ricorrere a provvedimenti emergenziali; il primo servirebbe a tenere livelli accettabili di relazioni sindacali, vista la strategicità della materia e la sempre più inadeguatezza o assenza di tale funzione nelle strutture periferiche.

Da Lunedì 29 agosto e fino a tutto l’11 settembre
tutta la Segreteria sarà a disposizione dei colleghi impiegati nei servizi dedicati alla visita del Papa per ricevere qualsiasi segnalazione di disfunzione degli stessi.
Vista inadeguatezza della funzione a livello locale, tramite la Segreteria Nazionale si aprirà una linea diretta con l’ufficio rapporti Sindacali del Ministero.

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